LA STORIA

La Storia

Un frantoio, una famiglia, un nome rimasto.

Quando nei primi anni del ‘900 la famiglia Settimi costruì questo palazzotto nel centro storico di Marittima, il Salento era ancora terra di ulivi e di lavoro duro. La parola ‘trappitu’ — frantoio in dialetto salentino — descriveva non solo la funzione originaria di questo luogo, ma anche la sua anima: trasformare, produrre, fare le cose con le mani.

Al centro di tutto c’era la macina — le grandi ruote di pietra con cui si frangevano le olive per ricavare l’olio. La macina è ancora lì, intatta, silenziosa. È il simbolo del Trappitu: racconta chi eravamo, e perché questo nome non è mai cambiato.

L’edificio sorge nel cuore del centro storico di Marittima, in un’area che ancora oggi conserva intatta la propria architettura originaria. Le mura in pietra leccese, le volte costruite secondo le tecniche tradizionali del Salento — a stella, a botte e a padiglione — e i pavimenti realizzati con le lavorazioni dell’epoca testimoniano l’autenticità e il valore storico dell’immobile. Tutto è rimasto intatto.

Oggi è un B&B. Ma si sente ancora, in certi angoli, l’eco di quella storia.

Le camere portano i loro nomi antichi: Sintinari, Stanza ‘e Nanzi, Stanza ‘e Lettu, Ranieri, Salottu. Parole in dialetto salentino che evocano spazi e funzioni di una volta. Non è un vezzo: è la scelta di non dimenticare chi ha vissuto qui prima di noi.

Soggiornare al Trappitu non è solo dormire in un posto bello. È dormire in un posto che ha una storia da raccontare — e che ogni giorno la racconta ancora, attraverso le pietre, i soffitti, e la colazione che Mirella prepara con gli ingredienti dell’orto.